Francesco Comello – L’isola della salvezza

Venetofotografia ha il piacere di invitarvi alla mostra di Francesco Comello dal 16 al 24 giugno 2018 a Treviso presso il palazzo dei Trecento.

comello

Franscesco Comello è nato a Udine nel 1963. Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte e preso il diploma, lavora con Studi e Agenzie fino al 1996, anno in cui decide di mettersi in proprio e operare come freelance. Fin dal tempo della scuola si appassiona di fotografia, ma solo in questi ultimi anni intensifica il suo interesse, con l’intento di produrre dei racconti fotografici. Per far questo compie dei viaggi che lo mettono in contatto con realtà lontane e culturalmente diverse dalla sua. Numerose le esposizioni personali e collettive cui ha partecipato: Collettiva FacePhotoNews – Sassoferrato (2014); Personale Galleria San Fedele – Milano (2013), partecipazione alla mostra “Uno sguardo inadeguato” di Francesco Zizola (CIFA 2013); Collettiva Festival di Fotografia Europea – Reggio Emilia (2013); Photo Vernissage Saint Petersburg (2011). Fra i numerosi riconoscimenti ottenuti: 1° Premio Rosignano Fotofestival 2016 e 1° Premio Spot Light Award (World Report Award 2016); 1° Premio Rovereto Immagini (2011 e 2014); 1° Premio Trentino Immagini (2014); Autore dell’anno FIAF – Friuli Venezia-Giulia (2013); 1° Premio 12° Trieste PhotoFestival (2013).

L’isola della Salvezza è il racconto di una piccola comunità russa immersa in una sorta di utopia ottocentesca. Qui, in una regione a nord di Mosca, un prete ortodosso ha fondato all’inizio degli anni ’90 una confraternita formata da una trentina di persone, con l’intento di vivere seguendo il vangelo, diventando poi qualcosa di diverso.
L’autore la descrive così: «con il tempo è diventata una comunità che oggi accoglie 300 ragazzi, molti dei quali disadattati o con problemi familiari. Niente Tv, internet, cellulari e niente denaro, considerati mali della società. Si zappa la terra, si studia, si balla. Si forgia l’anima e si allena il corpo».
Un mondo a sè, dove la preghiera si unisce all’addestramento militare, la scuola ai giochi dei bambini, il lavoro nei campi alle letture nella grande biblioteca. Una comunità autarchica che vede nella rigidità dei valori tradizionali una scappatoia dalla società contemporanea che rifiuta, o semplicemente non riconosce più come propria.
Un racconto intimo e crepuscolare, inevitabilmente sospeso nel tempo, che può attrarre e far paura insieme.

 

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